Winckelmann e “Il Tesoro di Antichità”: l’omaggio di Roma al padre dell’archeologia

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Archeologia.


A sinistra, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, veduta dell’Atrio (foto di Zeno Colantoni); a destra, ritratto di Johann Joachim Winckelmann (Raphael Mengs).
Winckelmann e la Città eterna. Ai palazzi del Campidoglio è in corso la mostra “Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento”. L’evento celebra i 300 anni della nascita del grande archeologo tedesco (9 dicembre 1717) e i 250 della sua morte (8 giugno 1768). E propone fino al 22 aprile un viaggio storico-estetico affascinante. Dove si intrecciano le origini dei Musei della capitale, l’opera dei Pontefici Benedetto XIV e Clemente XIII, appassionati collezionisti, e le suggestioni personali di Winckelmann.

Da Stendal a Roma

Di origini modeste, Johann Joachim Wincklemann ha davanti la carriera del precettore. Ma compiuti gli studi classici, da Stendal parte per Roma. Dopo un viaggio di 8 settimane, giunge nella Città eterna mentre sta lavorando all’opera “Pensieri sull’arte greca”. E all’indomani del suo arrivo, nel dicembre del 1755, rende omaggio alla Venere Capitolina, capolavoro dell’arte romana, con la celebre frase “La bellezza è l’anima della materia”.

Nell’Urbe diventa amico del Cardinale Alessandro Albani, mecenate e cultore delle arti. Nel 1761 viene nominato Accademico d’Onore nell’Accademia di San Luca. Tre anni dopo pubblica il suo capolavoro: “Storia dell’arte dell’antica Grecia”. E nel 1768 viene ricevuto a Vienna dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Ma durante il viaggio di ritorno, nella sosta a Trieste dove si sarebbe imbarcato per Ancona, viene tragicamente derubato e ucciso.

Winckelmann e il Campidoglio

“Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi ove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio che è il teatro delle antichità di Roma. Qui ci si può trattenere in tutta libertà da mattina a sera”, scrive Wincklemann. Il Campidoglio è il primo museo pubblico di Roma, inaugurato e aperto a tutti nel 1735. Lì Wincklemann stabilisce i componenti fondamentali del neoclassicismo settecentesco. Getta le basi teoriche dell’archeologia moderna. E dà vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica ed estetica delle opere antiche. 

Tesoro di Antichità da non perdere

Il filo conduttore della mostra è proprio l’incontro tra Winckelmann e i tesori del Museo Capitolino. Interessanti, tra le 124 opere esposte, alcune vedute paesaggistiche della Roma del ‘700. E alcune opere statuarie ispirate al motto winckelmanniano: ”Nobile semplicità e quieta grandezza”. Per contestualizzare più compiutamente l’intera narrazione, sono presenti anche alcune testimonianze del suo viaggio in Italia. Così come alcuni ricordi delle sue frequentazioni romane (come gli spunti sull’amicizia con il pittore Raphael Mengs). 

La mostra termina con la visione di un documentario esaustivo sulla Roma del tempo. E la narrazione illustra ampiamente anche i rapporti tra il gusto per l’antichità e l’amore incondizionato dell’Imperatore Adriano per la bellezza greca. Incantevole infine la visione sul cielo di Roma dal balcone del Museo Capitolino, che suggella un’esperienza da non perdere.

  • Pubblicato: Domenica, 25 Febbraio 2018

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