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Focus Storia - 200907 - Luglio 2009

Focus Storia - 200907 - Luglio 2009

Che barba!

I significati nascosti di un vezzo maschile (e non solo) dai rasoi preistorici ai Talebani.

Asia Centrale sovietica, anno 1975: un poeta, Foteh Abdullo, viene convocato a Dušambe (Tagikistan) da una commissione del Partito comunista e sottoposto a una sorta di interrogatorio. Motivo: Abdullo porta la barba lunga, quindi è sospettato di simpatie per i movimenti integralisti islamici, che dall’Afghanistan tentano di infiltrarsi in Urss. Il poeta si difende dichiarandosi ateo, poi cita una fila di pelosissimi alfieri del proletariato: Marx, Engels, Castro. Alla fine il partito si arrende: la barba è compatibile con falce e martello.

Permette, signorina?

Le antiche armi del corteggiamento: lepri e polli nella Grecia di Platone e “ombrellini parlanti” nel Settecento galante.

Se Petrarca vivesse oggi non dedicherebbe alla sua amata Laura sonetti, ballate o madrigali: con ogni probabilità le invierebbe infuocati sms. E magari, sfruttando le sue abilità nel maneggiare parole d’amore, sarebbe docente di flirting (“corteggiamento”) all’Università tedesca di Potsdam, che ha attivato un ciclo di lezioni di seduzione rese obbligatorie per la formazione di giovani manager. Paradossi della Storia? Forse solo evoluzioni del costume. Perché se è vero che le armi della seduzione femminile e quelle del corteggiamento maschile sono antiche come l’uomo, è vero anche che sono lo specchio di mutamenti epocali.

 

Sconosciuta Giulietta

Con Romeo è al centro della storia d’amore più struggente di sempre. Ma chi c’è dietro alla fanciulla della tragedia?

“Non vi fu mai una storia più infelice di quella di Giulietta e del suo Romeo”: così William Shakespeare negli ultimi versi del suo dramma Romeo and Juliet si inchinò alla forza del mito di Giulietta. Anteponendo il suo nome a quello di Romeo, e contravvenendo così all’usanza dell’epoca di dare la precedenza all’uomo (come infatti succede nel titolo dell’opera), celebrò la sua unicità e le aprì la strada verso l’immortalità. Giulietta infatti è in tutto il mondo l’eroina dell’amore, il simbolo della passione corrisposta e sfortunata. Tuttavia Shakespeare, che mise in scena nel 1596 la sua vicenda a Londra, non fu né il primo né l’ultimo a narrarla.

Le donne del Capo

Il lato rosa della vita dei grandi dittatori può svelare quello oscuro del potere.

Gli uomini di potere, si sa, hanno poco tempo per la vita privata. E se il loro potere è assoluto, come nel caso dei grandi dittatori del Novecento, il lato “rosa” delle loro biografie passa in secondo piano: tutta l’attenzione è rivolta alle conquiste militari e ai crimini di guerra. Eppure, anche le “bestie nere” della Storia, come Mussolini (insieme a Hitler, Stalin o Mao), hanno avuto i loro amori e le loro avventure galanti.

Manuali d’amore

Sensuali o romantiche, le passioni del passato nelle pagine dei grandi scrittori.

Rosa confetto. È il colore dei romanzi d’amore. Almeno di quelli zuccherosi e appassionati firmati Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, classe 1897, in arte Liala. Per i puristi, gli 84 romanzi di Liala (o i 723 della sua omologa inglese Barbara Cartland) non sono vera arte. Eppure, quelle storie melense hanno nobili antenati: poesie e racconti d’amore che, ricorrendo a luoghi comuni messi a punto in millenni di letteratura, hanno raccontato l’eterna schermaglia amorosa fra i sessi, dai tempi biblici in poi.

Lei, lui e l’altra

La fedeltà è un’invenzione moderna? Forse, ma nell’antichità l’adulterio poteva costare molto caro. 

Alexandre Dumas, scrittore francese esperto di galanterie, nell’800 notava: “Certe donne amano talmente il proprio marito che per non sciuparlo prendono quello delle loro amiche”. Nell’antichità, citando il testo di un’orazione del IV secolo a. C. attribuita al greco Demostene, gli uomini avrebbero potuto ribattergli: “Abbiamo le etère per il piacere, le concubine per la soddisfazione quotidiana del corpo e le mogli per darci figli legittimi”. Perché meravigliarsi? Certe abitudini non cambiano mai: il medico e l’infermiera, il capo e la segretaria, la moglie trascurata con l’idraulico sono solo varianti moderne di un costume antico quanto il matrimonio.

 

Baciami piccina

In auto, di gruppo, d’addio, trasgressivo... Le foto retrò di quell’"apostrofo rosa 
messo tra le parole t’amo".

Quando l’amore non basta

Aglio, cipolla e peni di lupo al forno: i rimedi più curiosi contro l’impotenza.

C’era una volta un principe triste, una strega cattiva e... un passero. Non è l’incipit della solita fiaba per bambini, ma l’inizio della lunga storia dell’impotenza (o “perdita di coraggio”, “mancanza di desiderio”, “reni affaticate” come un tempo erano definite le défaillance maschili sotto le lenzuola). 
La faccenda si perde nella notte dei tempi, molto prima che fosse sdoganata dall’apparizione sugli scaffali delle farmacie della miracolosa “pillola blu”. Era il 27 marzo 1998 e il Viagra – nome commerciale del citrato di sildenafil – diventava il primo farmaco ad assunzione orale approvato dalla Food and drug administration degli Stati Uniti come trattamento della disfunzione erettile. Ritorniamo dunque all’inizio della storia e al principe depresso da cui comincia. 

L’altro Iran

Chi governava l’Iran prima degli ayatollah? Gli scià Pahlavi, una dinastia repressiva ma molto mondana.

L’inglese Robert Byron, all’inizio del secolo scorso, scrisse che un viaggio in Persia è come un’equazione algebrica: non si sa mai se riuscirà. Un modo indovinato per descrivere la storia di una nazione (oggi chiamata Iran) che, negli ultimi 150 anni, ha fatto dell’ambiguità la sua ragione d’essere: prima di diventare, negli Anni ’80, una teocrazia governata dagli ayatollah, era infatti un regno filo-americano, governato dagli scià (da shah, “re” in farsi, la lingua persiana) della dinastia Pahlavi. Un breve ciclo (durato appena due generazioni) caratterizzato da colpi di Stato, passioni, intrighi internazionali, repressione e gossip da prima pagina.

Ritratti dal vero

Gli scienziati ne hanno ricostruito i volti. Focus Storia ne ha trovato i sosia tra i lettori. Risultato: le facce di 5 grandi.

Ugolino ha la faccia da nonno burbero, Dante sembra un mite bibliotecario e Luigi Boccherini assomiglia un po’ a Silvio Muccino. Visti così, alcuni dei più importanti personaggi della Storia perdono molto del loro rigore, ma acquistano in simpatia. Re e santi, poeti e musicisti, pittori o perfetti sconosciuti, per sapere che viso avessero uomini e donne del passato non è detto ci si debba accontentare di quadri e sculture. «Basta avere a disposizione le loro ossa» sostiene Francesco Mallegni, antropologo dell’Università di Pisa, che con il suo team di specialisti è riuscito a ricostruire, partendo dai loro teschi, il vero volto di molti trapassati illustri. E non solo quello.

 

Siamo fritti

È il metodo di cottura più diffuso al mondo. E anche uno tra i più antichi: tutti i segreti (storici) della frittura. 

Si dice in Toscana che “fritta è buona anche una ciabatta”. Un comico, scherzando, ha aggiunto pure l’elenco del telefono. Ma forse persino l’Homo erectus, che 790 mila anni fa imparò a controllare il fuoco – come asserisce una recente ricerca della Hebrew University di Gerusalemme – si sarà accorto che cuocere il suo cosciotto di capra selvatica sulle pietre arroventate faceva colare grasso sfrigolante che rendeva quella bestia dalla carne stopposa più tenera e saporita.

Inferno chimico

25 anni fa un’esplosione in una fabbrica di pesticidi trasformò Bhopal in una trappola per migliaia di indiani.

Si moriva nei modi più atroci, a migliaia. C’era chi vomitava fino a soffocare, chi diventava improvvisamente cieco per poi crollare a terra senza fiato e chi, più fortunato, veniva stroncato da un infarto, mentre le donne incinte perdevano i loro bambini. Lo scenario, da film horror, è quello di Bhopal, in India, dove 25 anni fa avvenne uno dei peggiori disastri industriali della storia recente.

Morte a Ipazia!

Nel 415, ad Alessandria d’Egitto, fanatici cristiani linciarono l’ultima custode della scienza pagana. Dietro, un’epocale lotta di potere.

“Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario: qui, strappatale la veste, la uccisero colpendola con i cocci. Dopo che l’ebbero smembrata, trasportati i pezzi al cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia di lei nel fuoco”. Un linciaggio. Anzi, un sacrificio umano. La vittima immolata si chiamava Ipazia, il luogo è Alessandria d’Egitto, l’anno il 415 d. C. e il cronista è Socrate Scolastico, storico della Chiesa vissuto all’epoca dei fatti. Gli assassini? Uno squadrone di monaci combattenti cristiani, “una massa di uomini brutali” che “mentre ancora respirava leggermente le cavarono gli occhi” secondo Damascio, filosofo ateniese e ammiratore di Ipazia.

Dettagli

  • Editore: Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A.
  • Anno: 2009
  • Lingua: Italiano
  • Tipo: Rivista mensile
  • Formato: pdf

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